venerdì 30 gennaio 2015

Autismo & ABA: alcuni miti sfatati sull'ABA

di Brenda Kosky Deskin
Gennaio 2015


L' Applied Behavior Analysis (N.d.T. ABA, in Italiano: Analsi Applicata al Comportamento) esiste da diversi anni, aiutando le persone all’interno dello spettro dell’Autismo, di tutte le età, ad imparare e prosperare. Alcuni, tuttavia, non sono favorevoli al suo utilizzo su soggetti autistici, ma il mio sospetto è che coloro che non apprezzano l'ABA, ignorino cosa l'ABA effettivamente sia. Mi auguro di riuscire a chiarire alcune erronee idee, largamente diffuse su questo efficace tipo d’intervento per l'Autismo, in modo che, sempre  più persone abbraccino l'ABA come scelta di trattamento per i loro studenti e familiari che si trovano all’interno dello spettro dell’Autismo.

1) Mito: l'ABA non è efficace
FATTO: di tutti i trattamenti associati con l'autismo, l'ABA è quella che ha la maggiore ricerca scientifica peer-reviewed   (peer reviewed: rivista dai pari. un articolo scientifico per poter essere giudicato pubblicabile nelle riviste deve essere approvato da altri scienziati e ricercatori) alle sue spalle, a sostegno della sua efficacia. Se volete saperne di più circa l'importanza della pratica basata sulle evidenze per quanto riguarda l’Autismo basta fare una rapida ricerca sul web digitando da Google Scholar ABA + Autism.

2) MIto: l'ABA è punitivo e sgradevole
FATTO: mentre è stato effettivamente un errore di alcuni dei pionieri dell'ABA sul finire degli anni '50 utilizzare le  punizioni corporali nelle loro procedure di insegnamento, i programmi ABA moderni si basano principalmente sulla lode e preferiscono strumenti quali il premiare uno studente per un lavoro ben fatto. Tecnicamente parlando, usare la parola "No" o talvolta, se necessario, ritirare un oggetto preferito sono già considerate come "punizioni" nel mondo dell'ABA di oggi,. Anche queste procedure punitive vengono utilizzate raramente e solo quando è assolutamente necessario, in uno qualsiasi dei tanti programmi d’intervento di cui sono a conoscenza. Certamente, qualsiasi punizione fisica o verbale che sia di natura abusiva non dovrebbe venire tollerata né considerata accettabile. In realtà, l'importanza di utilizzare metodologie che si concentrano sul rinforzamento, piuttosto che sulle punizioni viene chiaramente espressa nel Codice Etico del Behavior Analysis Certification  Board (BACB).
Come ho premesso, spesso un buon programma ABA è un programma ABA divertente. Mio figlio, Michael, è molto affezionato ai suoi terapisti ABA ed è molto felice insieme a loro. Il suo programma di terapia prevede visite al negozio di libri, passeggiate nella foresta, nuotare, guidare go-kart e innumerevoli altre attività nelle quali si diverte. Un terapeuta ABA talentuoso e competente prende un'attività che il suo studente ama e la trasforma in una opportunità di insegnamento divertente.

3) Mito: l'ABA significa ore di stare seduti immobili a un tavolo facendo esercizi
FATTO: questo è un equivoco molto comune. Il mito fa riferimento a una metodologia didattica denominata "Discrete Trial Teaching" o "Discrete Trial Training." (N.d.T.: sono procedure nelle quali si insegna una nuova competenza per piccoli incrementi successivi). E 'solo una delle molte metodologie didattiche differenti utilizzati in un programma ABA e non dovrebbe mai essere identificata come l'unico approccio all'insegnamento per una persona autistica. Nessuno vuole né deve passare ore seduto a un tavolo a studiare. L’"Incidental Teaching", (N.d.T: è una procedura nella quale si "catturano" esibizioni anche parziali del comportamento desiderato che avvengono incidentalmente. Compito del terapeuta è di preparare l’ambiente dove questi "incidenti" possono avvenire con maggiore frequenza). per esempio, è un altro approccio basato sull'ABA-che è estremamente efficace e può essere utilizzato in molti ambienti e situazioni diverse.

4) Mito: l'ABA è solo appropriato ed efficace per i bambini
FATTO: come noi tutti siamo ben consapevoli, persone di ogni età possono imparare ed effettivamente lo fanno. Le persone nello spettro dell’Autismo non fanno eccezione. Sebbene i principali ed innovativi studi sull'efficacia complessiva dell' ABA nell’aiutare soggetti autistici siano tutti focalizzati sui bambini, ci sono numerosi piccoli studi che esaminano l'uso dell' ABA per affrontare compiti specifici tra cui scegliere cosa vestire, tenere adeguati comportamenti a tavola, usare i distributori automatici, andare in autobus senza problemi…  e così via. Molti dei partecipanti di questi studi sono adulti autistici e i risultati sono promettenti, dimostrando che gli individui autistici di tutte le età, possono fare enormi passi in avanti se istruiti con l’aiuto dell'ABA. Lo statunitense Dr. Bobby Newman, PhD, BCBA, dice a riguardo:
 "L'apprendimento continua per tutta la vita. I principi di apprendimento su cui l'ABA fondamentalmente si basa sono universali, per quanto ne sappiamo; passando tra specie animali diverse e, CERTAMENTE, nel corso della vita. Un adolescente o adulto non sono neanche lontanamente "completi". Direi, anzi, che la necessità di una buona e solida base di insegnamento ABA aumenti piuttosto che diminuire man mano che gli studenti si avvicinano all’età adulta. Ci saranno molte nuove esigenze (per esempio: una formazione professionale, viaggiare, avere una vita indipendente, ecc), e le ore di scuola / formazione spesso diminuiscono. Ciò aumenta la necessità di un insegnamento scientificamente valido ed efficace; non diminuisce tale necessità. "

5) Mito: l'ABA è solo per le persone che soffrono di autismo
FATTO: l'ABA ha dimostrato di essere efficace in una vasta gamma di applicazioni, tra cui la riabilitazione delle vittime di ictus e gli individui con lesioni cerebrali acquisite. Sebbene molti di noi non ne siano consapevoli, l’ABA trova molte applicazioni nella vita quotidiana di tutte le persone. Usiamo strategie ABA per addestrare i nostri cani. Molte buone pratiche genitoriali hanno forti radici in ABA. (Avete mai premiato e lodato il vostro bambino per aver usato il vasino?) Le tecniche ABA possono essere utilizzate anche per superare diversi tipi di problemi sociali o comportamentali, tra cui mettersi a dieta o smettere di fumare. Ti capita mai di premiarti per un duro lavoro, per esempio, con una seduta al centro benessere o prendendo una vacanza? Il vostro capo ha mai riconosciuto i vostri sforzi nel  lavoro con un complimento (meglio conosciuto nel mondo ABA come "Rinforzo Sociale") o con un bonus o un aumento di stipendio (un "Rinforzo Tangibile")? Questi principi di ogni giorno sono davvero niente di diverso da quelli usati in un programma ABA per un individuo autistico.

6) Mito: l'ABA è solo corrompere le persone con cibo e giocattoli
FATTO: E' importante riconoscere che c'è una grande differenza tra una tangente e un rinforzatore. Una tangente è un tipo di trattativa che avviene prima che si verifichi qualcosa. Si afferma o è implicito che "Se fate questo, otterrete ...". D'altra parte, un rinforzatore è qualcosa favorevole che uno studente riceve per un lavoro ben fatto dopo che lo ha completato. In questo modo, si consente al discente - spesso inconsciamente - di iniziare ad accoppiare o fare l’associazione, nella sua mente, tra il comportamento che ha appena esibito con il rinforzatore che riceve subito dopo. Con la pratica ripetuta, dopo queste associazioni sono saldamente radicati nella mente del discente, il rinforzo può spesso essere rimosso in una sola volta, non appena il comportamento appena appreso diventa abitudine.
(N.d.T. a questo riguardo c’è da aggiungere che l’uso di un tagger, come avviene nel TAGteach, semplifica ed amplifica il processo di associazione. Il discente è in grado di riconoscere immediatamente quale comportamento è stato rinforzato; il tasso d’apprendimento accelera esponenzialmente, con risultati più duraturi e stabili nel tempo)
Per quanto riguarda ciò che è effettivamente utilizzato come rinforzo in un programma ABA, devo nuovamente fare riferimento al Codice Etico del Behavior Analysis Certification Board(BACB):
"L'analista comportamentale riduce al minimo l'uso di articoli come potenziali rinforzatori che possano essere dannosi per la salute a lungo termine del cliente o partecipante (ad esempio, sigarette, zucchero o cibi con troppi grassi alimentari)."
Mio figlio, per esempio, non è mai stato premiato con il cibo. I suoi terapisti utilizzano qualunque cosa accada che sia motivante per lui in un dato momento, e questo può -ed effettivamente cambia- nel tempo. Alcuni dei suoi rinforzi sono il nuoto, guardare pile di fotografie, cercare video su YouTube e i terapisti che recitano battute dai suoi film preferiti.

7) Mito: l'ABA aiuta solo nel trattamento di comportamenti; non può contribuire ad insegnare effettive capacità o competenze linguistiche
FATTO: mentre interventi basati sull’ABA sono certamente ideali per affrontare comportamenti problematici quali l'aggressione fisica, il fare i capricci e simili, sono ugualmente efficaci nell’insegnare nuove abilità e promuovere lo sviluppo del linguaggio. Michael ha imparato a piegare il bucato, prepararsi uno spuntino e una miriade di altre abilità "di vita" importanti dai suoi terapisti ABA. Competenze scolastiche quali la lettura, la scrittura e la matematica possono anche essere insegnate con successo entro i confini di un programma ABA.

8) Mito: l'ABA è un unico trattamento valido per tutti
FATTO: se da un lato ci sono, a disposizione dei genitori, molti libri eccellenti e risorse basati sui computer che possono aiutarli ad imparare cosa sia l’ABA e anche fornire fondamenti di base e suggerimenti per iniziare un programma ABA in un mondo "fittizio", questi non devono essere considerati in maniera esclusiva. Poiché ogni persona autistica è diversa, ogni programma ABA deve quindi essere personalizzato per l’unicità delle circostanze di ogni studente, per le sue abilità e per le sue sfide; anche le esigenze ei comportamenti dei discenti possono cambiare rapidamente. E’ quindi necessaria l’esperienza derivante da anni di studio e di formazione sul campo per analizzare correttamente questi cambiamenti e mettere a punto le soluzioni necessarie. Questa esperienza può essere trovata in un professionista ABA che è stato certificato con il Board Certification Behavior Analyst.

9) Mito: l'ABA può o deve essere  messa in atto solo durante la seduta di terapia
FATTO: Un intervento efficace basato sull'ABA, in una certa senso, dura 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana. Ovviamente non sto affatto affermando che uno studente dovrebbe essere inondato da informazioni o richieste in ogni suo momento di veglia. Quello di cui sto parlando è la coerenza.
Ho troppo spesso visto bambini che vanno in una scuola ABA e hanno grandi comportamenti, sono indipendenti ai servizi igienici e prosperano in questi ambienti di apprendimento in cui tutto è affidabile e programmato. Poi vanno a casa, dove le stesse aspettative non vengono rispettate. I bambini di tutte le età , che siano autistici o meno, "testano" continuamente i loro genitori e gli operatori. Se non manteniamo a casa sui nostri bambini le stesse aspettative che i loro insegnanti hanno a scuola, è quasi garantito che i comportamenti saranno peggiori e i livelli di stress andranno alle stelle. E’ anche vero il contrario: alcuni genitori gestiscono grandi programmi ABA a casa che vengono poi annullati da insegnanti che non si attengono, nelle loro aule che il bambino frequenta, ai medesimi principi.
Il mio consiglio, per i genitori è di imparare, per lo meno, i principi fondamentali dell’ABA e rimanere in contatto con gli insegnanti, in modo da poter aiutare il loro bambino a generalizzare ciò che sta imparando a scuola anche a casa e nella comunità. Nel caso di genitori che lottino con un'insegnante che non sia professionale a scuola, dimostrate, dimostrate, dimostrate. Che mostrino agli insegnanti e ai presidi dei loro figli esattamente ciò che il bambino è in grado di fare a casa con dati e video; che li indirizzino o li mettano in contatto con risorse ABA che siano in grado aiutare il bambino a prosperare sia a casa che a scuola.


Brenda Kosky Deskin è la mamma di un bambino autistico e fondatrice del sito web AutismBeacon.com . Brenda ha fondato AutismBeacon sulla base delle sue esperienze di vita, come genitore di un bambino autistico. Ricordando come molto sola e al buio si sentisse dopo aver ricevuto la diagnosi di suo figlio, ha desiderato far luce sulla vita di molti altri genitori e famiglie che alla fine avrebbero potuto seguire le sue orme.

mercoledì 21 gennaio 2015

TAGteach va a scuola

Gestire il rinforzamento per un gruppo di persone è una delle difficoltà maggiori che si possono incontrare. Specialmente se le persone in questione sono 20 ragazzini di 11 anni, con interessi e personalità diversi tra loro. Da due mesi lavoro in una scuola e, per la prima volta, mi sono trovato ad usare il marker con un gruppo numeroso che non ha un particolare desiderio di trovarsi in classe. Come rinforzarli? C’è chi ama le caramelle, chi le perline, chi tempo extra per la ricreazione e chi (esistono anche loro!) trova rinforzante lo studio in sé (ma sono molto, molto, molto rari). Quello che ho deciso di adottare è una rotazione continua tra i vari programmi di rinforzamento: oggi si lavora per extra time per la ricreazione; domani si guadagnano braccialetti; poi si guadagneranno punti per vedere un film, o per poter svolgere qualche attività preferita. Anche se può sembrare un ostacolo a prima vista insormontabile e demoralizzante (se non si trova il rinforzatore adatto può succedere di tutto) trovare i rinforzatori giusti anche per un gruppo di persone si può fare. Credo che possa bastare un po’ di fantasia e desiderio di escogitare nuove strategie. E, se poi, per una volta non funziona… pazienza. Più diventiamo in grado di cogliere comportamenti da rinforzare più facile sarà rinforzare questi comportamenti. Ho usato il TAGteach in diverse situazioni; e, anche se non sto usando il marker, i principi alla base della metodologia sono sempre presenti (o almeno spero…).

PRENSIONE DELLA PENNA

 Molti ragazzi hanno una prensione della penna non corretta: questo fatto può causare problemi alle articolazioni del polso, e difficoltà nella scrittura che si traducono in: "A me non piace scrivere" o:"Io non so scrivere". Insomma se vogliamo educare dei futuri Shakespeare, tenere correttamente la penna in mano è il primo passo. In questo caso ho usato due tag point: "Stringi con pollice e indice" e "Spingi con il medio".


 Questi tag point si prestano ad essere "lavorati" in molti modi: a gruppi di due (per esempio i compagni di banco) con uno studente che scrive e l'altro che marca. Può anche essere usato a gruppi di tre con un allievo che detta, un secondo che scrive e il terzo che marca. Questo tipo di sistemazione mi permette, in qualità d'insegnante, di essere libero di seguire coloro i quali possano incontrare maggiori difficoltà. Ho anche trovato due buoni riferimenti (o target) su YouTube per agevolare i ragazzi nell'apprendere la prensione corretta. Target 1: La penna va presa tra pollice e indice e poi appoggiata sul dito medio. Target 2 : primo mettere la penna sul tavolo con la punta rivolta verso di voi; secondo usare indice e medio della mano sinistra per posizionare la pinza pollice e indice della mano che scrive alla giusta altezza sulla penna: esattamente sul bordo indicato dal dito indice. Le foto qui sotto mostrano i due target.


 LETTURA

 La punteggiatura non è una cosa che i miei ragazzi gestiscono molto bene. Ma leggere con espressività aiuta la comprensione del testo e la positività dell’esperienza di lettura, secondo il motto che ho appena inventato: "se SAI leggere, allora ti PIACE leggere". Leggere senza difficoltà significa avere le competenze per studiare meglio, più velocemente e con maggior profitto. Quindi ho iniziato ad insegnare a rispettare le pause della punteggiature. L’esercizio si è svolto così: il primo compagno legge, il secondo lo marca. Il tag point è: "pausa sulla virgola" (ma potrebbe essere: "rispetta la punteggiatura" a un livello più avanzato o "pausa sul punto" etc etc). Dopo 5 tag la lettura passa al secondo compagno che viene marcato dallo studente successivo. Questo se volete che tutta la classe segua insieme. Se desiderate vivacizzare la cosa basta formare dei gruppi di due o tre alunni, stabilendo i turni per chi legge e per chi marca.

DISGRAFIA 

Uno dei miei ragazzi ha alcuni -fortunatamente leggeri- problemi cognitivi. Scrive in modo disordinato e ha scarse competenze nell’area della memoria di lavoro. Anziché ricorrere a strategie di ripiego (scrittura in maiuscolo, o scrittura al computer) ho deciso, rispettando le capacità dell’alunno, di insistere perché scrivesse in corsivo. Ho insegnato una scrittura corretta almeno dal punto vista grafico con il tag point "lettere" sulla riga. La foto mostra il primo intervento che ho fatto.

La linea rossa mostra qual’era il suo "standard" di scrittura. Notate tutti quei su e giù? La linea blu indica dove ho iniziato a marcare. Il trattamento con il marker è durato per tutta la linea verde. Poi ha proseguito da solo. La differenza risulta subito evidente. 15 giorni dopo questo intervento la scrittura è ancora stabile sulla linea, senza aver dovuto fare altri interventi. Non solo. Ho notato che il modo con cui il ragazzo riesce ad organizzare i suoi pensieri per la scrittura si è fatto più lineare e fluente. Come se riuscire a scrivere in ordine lo aiutasse a pensare in "ordine".

TAGteach e sicurezza: un progetto di ricerca.




Il presente articolo riguarda un progetto 
di ricerca che abbiamo realizzato per insegnare le procedure di sicurezza in un Istituto scolastico di Verona. Il TAGteach funziona? Funziona meglio delle normali procedure d’insegnamento? I risultati che abbiamo raccolto sono stati incoraggianti.

LUCA CANEVER



Imparare non è un unico preciso processo: di fatto, come tutti sappiamo esistono vari livelli di apprendimento che chiamiamo principiante, inesperto, professionista, campione. Un campione sportivo ci colpisce perché non solo “sa” ma anche è in grado di esibire delle performances incredibili, apparentemente senza sforzo.
Imparare quindi è il processo che ci porta dall’essere totalmente inesperti a padroneggiare in maniera competente al diventare dei veri esperti e magari – perché no?- dei campioni. Questi ultimi sono diversi da tuti gli altri perché sanno fare le cose sempre velocemente, correttamente; questi due elementi (velocità d’esecuzione e correttezza) sono gli elementi chiavi di quella che viene chiamata fluency. Non esiste un termine che in italiano abbia lo stesso significato, userò quindi il neologismo “fluenza” per indicare questo tipo di performance.
Tuti noi abbiamo dei comportamenti nei quali siamo fluenti: camminare, andare in bici, nuotare attraversare la strada a piedi o guidare.
Essere fluenti ha alcuni vantaggiosi effetti secondari:
  • ·   Ricordare Ci si ricorda per lungo tempo quanto imparato anche se non abbiamo avuto possibilità di fare pratica (andare in bicicletta ne è un esempio)
  • ·   Resistere. Possiamo fare una cosa per lungo tempo senza stancarci (guidare per esempio)
  • ·  Applicare. Possiamo trasferire quanto appreso in altri comportamenti (correre e calciare un pallone: se non siamo fluenti in entrambi gli aspetti non possiamo farlo).
  • ·    Concentrare: Possiamo eseguire il comportamento anche in presenza di distrazioni (leggere un libro in una stazione ferroviaria)
Ci sono delle situazioni in cui insegnare nuove competenze a livello di fluenza deve essere una priorità: ad esempio le situazioni nelle quali ci si trovi in una situazione d’emergenza e un determinato protocollo deve essere eseguito velocemente e correttamente: ad esempio se si tratta di evacuare un edificio scolastico nell’eventualità di un terremoto.
Abbiamo quindi deciso di testare gli effetti di una procedura basata sul TAGteach per insegnare i comportamenti di sicurezza in caso di terremoto ai i bambini in una scuola media di Verona.
La nostra ricerca (svolta in collaborazione con i ricercatori delle università di Parma e di Reggio  Emilia) ha voluto verificare se insegnare le procedure per l’evacuazione usando il TAGteach fosse un modo più efficace per raggiungere fluenza.
Abbiamo quindi confrontato questa tecnica di insegnamento con il tradizionale protocollo di lezione + pratica. I partecipanti sono stati studenti di quattro classi di prima media in una scuola pubblica (età:11 anni). Un protocollo nazionale per la sicurezza in caso di eventi sismici negli edifici pubblici è stato utilizzato per la formazione. Due classi sono state addestrate con la strategia tradizionale e due classi sono state addestrate con il TAGteach. Le variabili dipendenti di questo studio erano le percentuali di comportamenti corretti e scorretti emessi da tutti i bambini durante ogni simulazione di terremoto e il tempo totale necessario per l'esecuzione del protocollo (partendo dal momento in cui l’insegnante dava il segnale di allarme fino al raggiungimento di un punto di raccolta designato). Test fatti subito dopo il training e dati raccolti successivamente suggeriscono che TAGteach può essere una strategia di insegnamento efficace al fine di aumentare la ritenzione e l'esecuzione automatica dei comportamenti di sicurezza sia subito dopo l’addestramento e nel tempo. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare con quattro classi, le abbiamo addestrate e testate subito dopo il training e dopo tre e cinque mesi. Coerentemente, le classi TAGteach sono sempre risultati migliori e hanno dato indicazioni di aver raggiunto un livello adeguato di fluenza. Come si può vedere nel grafico.

 Il test di tre mesi mostra una significativa differenza  tra comportamenti corretti. In questo test i comportamenti corretti esibiti dalle classi TAGteach uguagliano i risultati della classe di controllo subito dopo il training. In generale l'omogeneità dei risultati fatti registrare dalla classe TAGteach (non ci sono grossi picchi di discontinuità) fa ipotizzare che l'uso di TAGteach possa migliorare la velocità e la qualità della memorizzazione dei comportamenti permettendo di raggiungere la fluenza in tempi più rapidi. Gli stessi risultati sono stati raggiunti in termine di velocità d'esecuzione: la classe TAGteach è sempre stata più veloce di circa 15 secondi della classe di controllo. E in queste situazioni 15 secondi possono fare una enorme differenza.

 Gli studenti risultano essere migliori e ricordare meglio. Un insegnante che ha partecipato alla ricerca (aveva insegnato il protocollo in una delle classi di controllo) mi ha riferito che durante una delle prove d’evacuazione previste dalla scuola durante l'anno le classi TAGteach sono state più "brave" delle altre. 

I nostri risultati dicono che è l'utilizzo del TAGteach come metodologia positiva basata sull'impiego del tagger che migliora la qualità delle prestazioni degli studenti. Il Tagger è in grado di consegnare feedback positivi nei tempi richiesti per un corretto apprendimento. Inoltre, la metodologia del TAGteach concentra sempre 'l’attenzione d''insegnante e studente su qualcosa da fare, non il contrario. Gli studenti possono concentrarsi su ciò che essi dovrebbero imparare non su ciò che essi dovrebbero evitare di fare. In questo modo la loro memorizzazione viene aiutata perché sono date solo le informazioni utili, e il mantenimento dei comportamenti appresi migliora. 

 Grazie a Elisa Galanti e Fabiola Casarini per aver accettato di condurre con me la ricerca. Grazie alla scuola che ci ha ospitato, ai ricercatori che hanno raccolto i dati e agli studenti. 

La presente ricerca è stata presentata alla comunità scientifica internazionale nel corso della 7° EABA (European Association for Behavior Analysis) Conference, a Stoccolma.



Visita il nostro sito www.tagteachitalia.com per informazioni sui nostri servizi e sulle nostre prossime iniziative.

venerdì 16 gennaio 2015

Comunicare in Click - prima parte-



Sono in palestra e il mio istruttore mi sta spiegando il nuovo esercizio con il bilanciere (si tratta, tenendo l’attrezzo con le mani unite e le braccia verso il basso, di piegare la schiena giù fino a fare toccare (quasi) terra all’attrezzo e di raddrizzare, quindi, leggermente la schiena per far salire il bilanciere all’altezza delle ginocchia): “…tieni le gambe drittte poi con il bilanciere in mano scendi fin che puoi, non piegare le gambe, inspira, poi torna su, espira…. Fermati all’altezza delle ginocchia, prova… Ecco, sì tieni anche i piedi e le mani uniti…”. Intanto che lui mi fa tutta la lezione io sto memorizzando possibili tag points: “il tag point è: gambe dritte.” “il tag point è: inspira” “il tag point è: stop alle ginocchia” “il tag point è: unisci” Faccio l’esercizio e torno dall’istruttore. Il quale mi dice: “sai, in quattro anni tu sei il primo che fa l’esercizio bene al primo colpo”. Grazie, grazie: il merito non è mio ma del TAGteach che mi ha insegnato ad evidenziare, concentrandomi su di essi, gli elementi salienti di un comportamento. In questo modo, ignorando tutta l’informazione superflua, mi posso concentrare solo su tre-quattro punti elaborandoli in sequenza, uno alla volta. Anche se non sento il TAG che mi conferma della bontà della mia esecuzione (oh, sarebbe molto meglio, ve lo garantisco, data la precisione dello strumento) le indicazioni che ricevo “ecco, così” o “ bene” sono sufficienti a guidarmi con buona approssimazione al risultato finale. Questa abilità acquisita attraverso il TAGteach è molto utile ogni volta che si devono imparare cose nuove. Siamo portati a concentrarci su come ottenere un comportamento finito e non su cosa lo fa avvenire. Per cui ai nostri allievi forniamo la lezione completa, tipo questa che mi è capitata personalmente.

Tutto insieme è troppo

 Lezione di equitazione. Mi dicono:“A cavallo, al trotto devi battere la sella quando la zampa anteriore interna del cavallo tocca terra, guida con le redini il cavallo, in modo che giri largo, guarda lo zoccolo che tocca per terra, stai dritto con la schiena a non ti piegare in avanti”. Cosa?!? Sono sopra ad un animale grosso almeno 6 volte me, devo tenermi attaccato alla sella, tenere le redini, stare con la schiena dritta e… guardare la zampa anteriore interna per battere la sella (il che presume che abbia anche guardato la zampa anteriore esterna per sapere quando alzarmi) ?!? Aiuto! Cavallo, Pallavolo, allacciarsi le scarpe: ci comportiamo in questo modo, sommergendo d’informazioni il nostro allievo e lasciando che impari da solo per tentativi ed errori. La domanda è: tutti riescono ad imparare per tentativi ed errori? Per le cose “semplici” come allaccarsi le scarpe più o meno ce la caviamo tutti. Anche se mi viene in mente questo video  in cui allacciarsi le scarpe è stata una sfida, per anni, per questo ragazzo autistico . Comportamenti più complessi giocare a pallavolo, diventare un grande tennista o un pittore rimangono miraggi: quasi tutti abbandoniamo prima di arrivare alla VERA eccellenza: i “campioni”, sono solo una piccola percentuale di tutti noi che “ci proviamo”. Perché? Succede che, nel tentativo di districarsi tra tutta l’informazione ricevuta, l’allievo sbagli e che partano immediate le correzioni con lo scopo di fermare l’errore. Pallavolo, bagher: “NON tenere le gambe dritte”. Bambino che si muove mentre gli si taglia le unghie: “NON ti muovere”. Io a cavallo, al trotto: “ NON piegare la schiena”. Capite perché i campioni che letteralmente emergono dalla massa sono pochi? Sono pochi perché, solo loro, hanno trovato motivazioni e rinforzi tali da andare avanti nella loro disciplina nonostante i rimproveri, i richiami, le correzioni. In pratica, se una cosa ti piace VERAMENTE la fai a qualunque costo, superando gli strapazzi del tuo allenatore pur di diventare un “Campione”.

Una storia diversa

Quello che sto iniziando a capire è che esiste un modo affinchè tutti si possa essere “campioni” in qualche campo. Sto realizzando che la cosa fondamentale che manca è l’uso di una tecnologia che eviti stress e frustrazione, permettendo di trovare il processo d’insegnamento sempre vincente e rinforzante. Il TAGteach è una tecnologia che possiede questi requisiti. Dividendo il comportamento in piccoli frammenti d’informazione, facilmente raggiungibili, il TAGteach permette una chiara comunicazione tra allievo e maestro e consente, da subito all’allievo di avere successo. Ci si concentra sui frammenti d’informazione, detti criteri, e non sul comportamento finale, il quale emergerà di conseguenza, nel momento in cui l’allievo padroneggerà tutti i criteri. Adesso, grazie al TAGteach posso dividere una spiegazione che mi viene data nelle cose che importano. Quasi non penso a cosa deve risultare (se non come a un obiettivo da raggiungere). Le cose che “fanno” il comportamento sono l’elemento chiave. In questo modo è possibile imparare velocemente cose nuove ed insegnare cose che nemmeno conosciamo. Tipo la pallacanestro, nel mio caso. Durante i tre anni di scuola media e durante tutte le lezioni di ginnastica in cui abbiamo giocato a pallacanestro (e sono state molte, ve lo garantisco) ho fatto ben un canestro. Solo uno, l’ultimo giorno, assolutamente per caso. Capito perché poi mi sono dedicato alla Pallavolo? Lì, almeno, vincevo i tornei sulla spiaggia, durante l’Estate (e le ragazze a bordo campo che ti guardano sono un elemento estremamente rinforzante…).

Per esempio: Pallacanestro

Così è capitato che una persona incontrata al Seminario di TAGteach di Verona, divenuta nel frattempo una cara amica, volesse illustrare il TAGteach al coach del figlio che, appunto, gioca a pallacanestro. Cosa di meglio di un video? Per cui ci diamo appuntamento un sabato nel cortile di casa, con figlio, amico, canestro, videocamera e i nostri Marker. La settimana precedente mi sono preparato: sono andato su YouTube e ho guardato alcuni video che spiegavano come eseguire il tiro libero. Ho guardato i video ed ho isolato alcuni tag points utili ad ottenere l’ottimo tiro libero. Diciamo che non ho guardato come fare il tiro libero, ma ho cercato cosa compone il tiro libero; ho recuperato i mattoni che mi servivano per costruire il comportamento “tiro libero”. Esattamente come in questo video, in cui la voce fuori campo insegna il salto in alto. La persona che sta guidando le ragazze non è un’allenatrice di atletica, ma ha solo guardato (come me) alcuni video isolando i tag points. Il risultato del nostro TAG-allenamento sono stati i 5 canestri di fila fatti da uno dei due ragazzini, ma soprattutto i tre fatti dal sottoscritto, dopo essere stato a sua volta taggato da uno dei suddetti ragazzini. Nel TAGteach i ruoli maestro-allievo si possono scambiare con estrema facilità grazie al fatto che ci si concentra su un solo aspetto per volta e che il TAGpoitag pointnt viene definito in modo che le due parti coinvolte sappiano esattamente su cosa si sta lavorando. Invertire i ruoli è il modo migliore per capire se il tag point è stato recepito dall’allievo. In questo senso, il tag point deve essere un comportamento oggettivo, quantificabile e misurabile da tutti. “Ginocchia piegate” non è un buon tag point: di quanto devono essere piegate? Tanto? Poco? E la mia definizione di “tanto” corrisponde alla tua? Un modo per definire esattamente quanto piegare le ginocchia potrebbe essere attaccare un bollino sull’anca del nostro allievo ed attaccare un bollino analogo sul muro all’altezza in cui il primo viene a trovarsi quando le ginocchia sono correttamente piegate. Messo il nostro allievo di lato, appoggiato al muro, il tag point è:” bollino su bollino”. Realizzato il video, interessati gli allenatori, organizziamo per un sabato mattina un mini workshop dedicato al TAGteach. Come la volta precedente mi preparo. Penso che mi piacerebbe lavorare sul erzo tempo: un gesto atletico del basket rimasto sempre al di là di ogni mia possibilità. Vado su YouTube e cerco i relativi video. Ho una brutta sorpresa: il terzo tempo dei video è troppo veloce, non riesco a visualizzare eventuali tag point…per cui non riesco a trovare i mattoni del terzo tempo. E adesso? Non posso presentarmi al workshop senza niente in mano; non posso nemmeno rispolverare il materiale per il tiro libero… Alla fine ho avuto un’idea.

Comunicare in un Click -seconda parte-

Arriviamo puntuali all’appuntamento e ci installiamo nella palestra più grande che io abbia mai visto. Enorme. L’approccio che ho deciso per questo workshop è estremamente pratico. In cinque- dieci minuti spiego come funziona il TAGteach, e do le indicazioni per utilizzare il TAGphrasing (1) e il Marker. “Adesso” dico, “facciamo una prova pratica: prendiamo M. e le insegniamo a fare il terzo tempo”. M. sarebbe la mia cara amica, un po’ meno cara, dopo che l’ho coinvolta in questa cosa come cavia. Spiego come vorrei si svolgesse l’esercizio. Spiego che i video che ho visionato su YouTube non mi hanno aiutato e che ho bisogno della collaborazione degli allenatori per individuare, insieme, i tag point:“Io vi do le indicazioni di come approntare la lezione usando i principi del TAGteach, voi decidete quali sono i tag point e passate l’informazione a M.”. Momento di sbandamento: se prima tutte le teste annuivano in segno di comprensione adesso gli occhi sono sbarrati e le teste fanno no, no. Soprattutto quella di M., che, come me, mastica poco la pallacanestro. 

Come Funziona il TAGteach

l TAGteach parte dall’esposizione all’allievo di tutta la lezione ovvero: su cosa e perché ci si lavora sopra e come si esegue. Io: “Spiegate a M. cos’è il terzo tempo, come funziona, come si fa e poi stabilite qual è la prima cosa che M. deve fare per ottenere il comportamento che desiderate”. Breve conciliabolo tra i due allenatori e poi partono con la Lezione: “il terzo tempo si fa così e così e bla bla…”. Dico:“Perfetto. Adesso dite a M. cosa deve fare come primo passo per imparare il terzo tempo”. Piccola discussione: partire dalla fase di tiro o dalla fase di rincorsa? Cosa meglio? Introduco anche il concetto di back-chaining per cui si insegna l’ultima cosa ci si aspetta dal nostro allievo. Di conseguenza partiamo dal tiro. Apro una piccola parentesi: qual’è il vantaggio del back-chaining? Il fatto è che l’allievo affronti per prima la cosa che non conosce e poi la cosa che ha già praticato, cosi il processo risulta più facile e meno frustrante. Ad esempio, il modo migliore per imparare un testo a memoria è di farlo partendo dall’ultima riga. Praticamente imparare a memoria l’Infinito di Leopardi partendo da “Il e il naufragar m’è dolce in questo mare” anziché da “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. 
Torniamo alla nostra sessione. Il TAGteach, però non si limita alla sola lezione. L’informazione viene ulteriormente concentrata attraverso l’uso delle Istruzioni che sono le cose che si sta per fare; l’esercizio che stiamo per affrontare. Nel nostro caso le direzioni sono: “la prima cosa che bisogna avere per un buon tiro è preparare il pallone nella corretta posizione e posizionarlo davanti all’occhio destro.” “Il tag point è: palla davanti all’occhio destro” Le istruzioni sono: la seconda cosa da fare preparandosi al tiro è mirare con il dito indice della mano che regge il pallone lo spigolo in basso del rettangolo piccolo sul tabellone. “il tag point è: indice su spigolo in basso”. L’informazione partita dalla Lezione come una massa di elementi da elaborare si è via via concentrata attraverso le Direzioni fino ad arrivare a due specifici e precisi elementi: i tag point. Questo ha permesso a M. di avere successo da subito, di sapere esattamente in ogni istante cosa fare e di evitare inutili frustrazioni. Inoltre M. ha avuto la possibilità di praticare molte volte con fluenza questi movimenti aiutando in questo modo il processo di memorizzazione del terzo tempo. Ovviamente due soli tag point non fanno il terzo tempo nel suo intero, ma, da questi punti di partenza, l’esercizio è poi proseguito per circa quindici minuti, con interventi da parte mia solo per mantenere corretta la procedura di utilizzo dei principi del TAGteach. M. è riuscita ad imparare il terzo tempo velocemente perché lo sforzo congiunto di maestro e allievo è stato su un singolo criterio, un solo mattone posato alla volta. I mattoni scaricati tutti insieme dal camion hanno ben poche possibilià di disporsi a formare un muro; viceversa, prendendo un mattone alla volta e posandolo al suo posto riusciamo a costruire le case. Apparentemente ci si mette di più, ma i risultati… Durante la sessione era presente in palestra anche il figlio di M., allenato dai due coach. Ad un certo punto hanno messo da parte la mamma e si sono concentrati su alcuni aspetti del terzo tempo che il ragazzo non padroneggiava perfettamente (ad esempio nella fase di salto il pallone andrebbe tenuto a destra, mentre il nostro lo teneva centrale sul corpo. Il tag point è: “pallone a destra”). In pratica la dimostrazione ha fatto spazio ad un allenamento vero e proprio. Questo è il video delle gesta di M. con il terzo tempo
L’obiezione che potrebbe venire sollevata è che, non è possibile, nella normale gestione di una squadra con 12-14 atleti o di una classe, concentrare tante energie su una singola persona. Il fatto di dare elementi precisi quali i tag point su cui lavorare permette agli allievi di taggarsi a vicenda. E’ quello che in inglese viene chiamato “Peer Tagging”,

Un uso del TAGteach: il Peer Tagging

In italiano "Peer Tagging" può essere tradotto come: "Marcarsi tra compagni". Se il tag point è “palla davanti all’occhio destro”, anche i bambini più piccoli sono in grado di riconoscere se il comportamento è stato eseguito correttamente o meno e quindi giudicare la performance del compagno o dei compagni se per esempio i gruppi sono composti da tre ragazzi. In questo modo l’allenatore può intervenire dove veramente necessario, mentre il resto della squadra continua a lavorare sui propri tag point. Un’altra implicazione è che anche atleti che sono infortunati possono partecipare agli allenamenti taggando i compagni e, attraverso il meccanismo dei neuroni specchio apprendere ugualmente (questo video  mostra un’esempio di peer tagging). 

Come posso usare il TAGteach?

Adottare il TAGteach non significa stravolgere il proprio stile d’insegnamento. Il marker è semplicemente uno strumento in più a nostra disposizione dentro la cassetta degli attrezzi. Certe volte può essere usato, altre volte no. Le linee guida dicono che gli allievi (sia giovani che adulti) possono mantenere l’attenzione richiesta dal TAGteach per un breve lasso di tempo: 10-15 minuti per allenamento. Il suggerimento potrebbe essere quello di usare il TAGteach quando serve, magari su alcuni esercizi che, se fatti “tradizionalmente”, non danno i risultati sperati. Quindi ci può essere una programmazione formale della parte d’allenamento da condurre con il TAGteach o ci può essere la necessità del momento. Un buon momento per intervenire con il TAGteach è quando si iniziano a dire troppi “no!”. Il “No” è un segnale che le cose hanno preso una piega imprevista e che dobbiamo cambiare –velocemente- strategia anche nelle fasi più concitate di un allenamento o di una lezione. Nella mia esperienza ho trovato più produttivo riconoscere le parti delle mie lezioni che comportano maggiori difficoltà e programmare il TAGteach su queste. Il resto della lezione può essere svolto normalmente, se dovessero esserci delle difficoltà il marker è sempre pronto. Anzi, capita che siano gli stessi allievi che chiedano di essere taggati. Il TAGteach potrebbe anche essere usato solamente per riuscire ad ottenere un’attimo di concetrazione prima del successivo esercizio. Nelle mie, ormai trapassate (sigh.), esperienze d’allenamento nel momento in cui l’allenatore diceva –no, “diceva”, non è corretto- diciamo urlava: “Fermi con i palloni” succedeva il caos. O durante la spiegazione dell’esercizio: chi lo sapeva già fare, o era meno intimidito cominciava a fare il quarantotto con la palla, sprezzanti delle urlatacce dell’allenatore. Ovvio, i ragazzi in palestra vengono per “giocare”, gli esercizi e le spiegazioni sono meno divertenti di “giocare”. Allora, si potrebbe stabilire che ogni 10 tag si riceva un bollino, 5 bollini attaccati alla lavagna danno diritto a un minuto di “giocare” (di solito la partitella a fine allenamento). Prima di spiegare l’esercizio il tag point è “tutti sulla linea”. I giocatori si allineano e ricevono un tag ciascuno. Una volta ottenuta un fila omogenea, il tag point è “seduti” (un ragazzo seduto ha meno possibilità di maneggiare un pallone in maniera irritante). Click per tutti. Inizia la spiegazione il tag point è: “Silenzio”. E si può marcare i ragazzi man mano che la spiegazione va avanti e loro stanno zitti. Meglio, si può chiedere a uno di loro di marcare gli altri per il silenzio. Velocemente si accumulano “minuti-partita”. In questo contesto la cosa che funziona meglio, congiunta con una gestione positiva della squadra (o della classe) è fare a gara con l’allenatore. Tipo: “ Ok ragazzi, oggi ho voglia, tanta voglia, di spiegarvi tanto, ho voglia di sentire la mia voce. Non ho voglia di vedervi giocare. Per cui ogni volta che parlate durante le spiegazioni io vinco un bollino rosso e ogni bollino rosso è un minuto in più per me per parlare e un minuto in meno per voi per giocare. Vi prego: parlate tanto che voglio spiegare e parlare tanto anch’io: Grazie a tutti quelli che parleranno!”. Altri premi potrebbero essere: poter guardare il cellulare e rispondere a un messaggio; chiacchierare con le compagne delle vacanze appena trascorse. Se la fantasia non vi viene in soccorso, semplicemente chedete a i vostri allievi cosa gli piace. Inoltre, in questo modo si ottiene spirito di squadra perché i ragazzi collaborano per vincere loro contro l’allenatore e si cambia lo stato d’animo dei ragazzi nei confronti degli esercizi e della parte analitica dell’allenamento, che non sono più l’ostacolo alla partita, ma sono il mezzo con cui poter giocare alla fine o fare qualcosa che piace particolarmente. 
Tra clicker trainers si usa dire che esistono più modi per insegnare la stessa cosa che allenatori che li possano insegnare tutti. Ricorrere alla punizione comporta solo che, per ottenere quello che voglio devo punire più forte se questi risultati non arrivano. Posso solo innescare una spirale negativa. L’uso del rinforzo spalanca una porta su un mondo di soluzioni possibili, l’unico limite è la nostra fantasia.

(1) Il TAG phrasing è il modo con cui il TAGteach prevede che le informazioni siano passate agli allievi. Si tratta di un processo di raffinamento porgressivo dell'informazione fino ad arrivare alla verbalizzazione del tag point

TAGteach: perchè funziona

Ho scritto questo articolo per il mio sito qualche anno fa. Ora le cose sono un po' cambiate: ho molta più esperienza e ho provato e sperimentato il TAGteach in moltissimi contesti diversi e -sempre- ho ottenuto ottimi riscontri. E' più difficile pensare a dove non è possibile usarlo (non avrei idea di dove) che il contrario.
Ho letto, non ricordo dove una cosa che diceva (più o meno così): "La bontà di una metodologia si misura sul numero di applicazioni dove tale metodologie può venire impiegata con successo". Da questo punto di vista il TAGteach ha un enorme successo.

Luca Canever



Ecco un'argomento difficile da affrontare: se mi chiedessero dove può essere utile il TAGteach, non saprei cosa rispondere... La risposta “tecnica” che uso è: “è utile ovunque ci siano delle competenze meccaniche da acquisire”. Non parlo di macchine e motori, ma di movimenti, gesti e posture. Domenica mattina sono in piscina con mio figlio. C'è una ragazza che prende lezioni di nuoto individuali nella vasca piccola dove stiamo sguazzando anche noi. Ascolto le istruzioni che l'istruttrice dà: precise ma lunghe e difficili da ricordare: “quando parti tieni le due braccia tese, non alzare il braccio destro ma tieni le spalle dritte e le braccia tese. Non fare questo movimento (glielo mima), ruota la testa ma rimani ferma con le braccia.” Più o meno. Ripetono una, due, tre volte l'esercizio; all'incirca si ripetono uguali le istruzioni, la situazione non migliora, i risultati di tanto impegno da entrambe le parti non si vedono. Io ascolto e penso: “il TAGpoint è: braccia tese in avanti”...Braccia tese in avanti è una competenza meccanica, come lo è anche tenere le gambe piegate per il bagher nella pallavolo, o tenere le mani in basso quando si parla con un cliente. Competenza meccanica è anche rispondere al telefono usando la formula :”Buongiorno parla la Ditta XXX, sono Laura, come posso aiutarla?”. Competenza è tenere nella posizione corretta il cannello di una saldatrice o imparare a scrivere correttamente la lettera N (i bambini spesso la scrivono al contrario). Da qualche tempo sto prendendo lezioni di agility. Ho avuto la fortuna di trovare un ottimo istruttore di mente aperta che, per esempio, mi lascia usare il clicker con il mio border Akira. Alla prima lezione mi spiega una manovra che il conduttore deve fare per guidare il cane nella giusta sequenza di passaggi. Lui spiega, mostra e dimostra: mi dà un sacco d'informazioni, tutte preziose, ma...troppe. Non riesco a ricordarle tutte. Così mi focalizzo su un passaggio alla volta e mi ripeto mentalmente “il TAGpoint è...”. Riesco a imparare la sequenza in 5 minuti e poche ripetizioni. Focalizzare l'attenzione e filtrare l'informazione fino ad arrivare al nucleo del comportamento o, se preferite, a quello che fa accadere il comportamento: questo è il vantaggio offerto dal TAGteach. Dove quest'opera di filtro e focalizzazione è richiesta lì è dove il TAGteach può essere impiegato. Negli Stati Uniti, dove è nato, il TAGteach ha trovato applicazione in un numero enorme di situazioni: con i bambini autistici o con problemi d'apprendimento, con medici e veterinari; in tutte le discipline sportive (la Lega degli istruttori di Golf lo ha messo tra i requisiti richiesti ai suoi associati). Lo usano i guardiani dello zoo, i responsabili d'aziende, i volontari nei canili. Io uso la stessa, identica metodologia, con le ragazze di minivolley in palestra, con un cliente che deve imparare la condotta con il suo cane, con mio figlio di tre anni che -qualche volta- non vuole farsi tagliare le unghie. Cosa significa questo? Semplicemente una sola cosa: Il TAGteach funziona, sempre! Funziona perchè usa il rinforzo positivo; funziona perchè elimina completamente la frustrazione; funziona perchè ciò che insegna viene proposto in piccoli frammenti facilmente raggiungibili da chiunque. Marinai di pescherecci d'altura o giovani ginnaste non fa differenza la risposta è una sola: TAG!

venerdì 9 gennaio 2015

TAGteach e bambini 2

Se sono diventato TAGteacher il merito va tutto a mio figlio, Alessandro. E’ per merito suo se ho deciso di partecipare al mio primo Seminario TAGteach. In un articolo precedente (Clicca qui per leggere) ho già raccontato delle nostre prime esperienze insieme. Ora Alessandro ha 6 anni e le cose cambiano e crescono.

 ABBIAMO FATTO... 

In questi anni abbiamo usato il TAGteach in un sacco di situazioni diverse, soprattutto quando si è trattato di dividere in pezzi più piccoli comportamenti più complessi. Questo processo ci è stato di aiuto anche in quelle situazioni in cui il carico emotivo avvertito dal bambino diventava eccessivo. Questo video della TAGteacher Keri Gorman illustra molto bene le situazioni cui faccio riferimento. A noi è capitato, per esempio, durante una delle nostre prime vacanze al mare che il bambino non volesse mettersi i braccioli. Li aveva sempre indossati con facilità in piscina, durante l’Inverno piovoso che avevamo trascorso. In questo caso non aveva importanza capire il perché del: "No! i braccioli no!". L’importante è risolvere! Per cui se mettere i braccioli sulle spalle era troppo, i due tag point "Braccioli sui polsi " e "Braccioli sulle braccia" insieme a un po’ di giochi schizzi e spruzzi hanno avuto l’effetto desiderato. Come sempre l’elemento chiave è stato di focalizzare l’attenzione su qualcosa che potesse causare il comportamento desiderato, dare al bambino un punto di successo e trovare dei rinforzi adeguati. Nella pratica del TAGteach definiamo punti di successo un tag point o un’azione che l’insegnante è sicuro che lo studente sia in grado di eseguire.In questo video abbiamo usato tre tag point differenti per insegnare la prensione del coltello. Anche se non sto usando il marker, il processo è talmente divertente che Alessandro ripete (fa pratica) della routine senza problemi pur di far finta di tagliare la roulotte dei nonni con il coltello . Nel caso del coltello o di altre competenze (tipo imparare ad allacciarsi le scarpe, o ancora prima, mettersi le scarpe correttamente (il tag point è: "curva -della scarpa- verso fuori) abbiamo lavorato su dividere o comunque semplificare delle procedure per il bambino. Insegnare un po’ di buone maniere in bagno è stata un’altra cosa. Certo, come in tutti i casi in cui si usa il TAGteach ho scomposto il comportamento atteso nelle sue parti, ma ho voluto anche che la routine diventasse fluente per Alessandro, in modo tale che, quando scappa, andare a fare la pipì segnalasse anche l’alzare la tavoletta e poi tirare l’acqua. Quindi i tag point sono stati consegnati non verbalmente, ma con dei biglietti attaccati in posizione "strategica". Il primo tag point è stato (disegnato) come "alza l’asse".
Dopo quasi un mesetto ho modificato la procedura ed ho usato l’imbuto dell’attenzione
. Il precedente tag point è stato incorporato nelle Istruzioni e il nuovo tag point è stato -naturalmente- "tira l’acqua". Da solo Alessandro marca il tag point appena l’ha eseguito e tira giù una perlina dal tagulator. 5 perline "valgono" 5 minuti di gioco sul suo tablet. Ho lasciato parecchio tempo i prompt visivi perché desideravo che per il bambino l’intero comportamento diventasse fluente. Ho scelto di usare prompt visivi per potergli dare il maggior numero d’opportunità possibile di far pratica e di venire rinforzato. Adesso so che siamo diventati fluenti: di notte anche se mezzo addormentato, Alessandro marca il proprio tag point e tira giù la perlina. Il TAGteach vince anche sul sonno!

 COSA E' DIFFICILE 

Alessandro non è una persona che si lancia nelle nuove situazioni. Preferisce osservare ed agire solo quando è perfettamente sicuro di riuscire. Per questo motivo, pur con il vantaggio che deriva dal poter usare i tag point non sempre è facile riuscire ad usare il TAGteach. Per esempio: ha iniziato da poco ad andare a Basket e ho pronti da mesi 5 tag point perfetti per il tiro libero. Tutti e 5 i tag point sono dei punti di successo sicuri per lui..Sapete quante volte sono riuscito ad usarli? Mai! Il bambino desidera organizzare le sue attività a modo proprio e la percezione di riuscire nelle situazioni che ha messo in piedi da solo è molto più rinforzante (per lui) di qualsiasi tipo di pratica con il TAGteach (certo che gioco con lui lo stesso!). In altre parole si deve convincere da solo a fare qualcosa.

E ALLORA? 

Semplicemente aspetto. Aspetto l’occasione in cui sia lui a chiedere di "fare del TAGteach". Credo che il bambino debba ancora fare la connessione TAGTEACH = SUCCESSO e preferisca fare le cose a modo suo. So che ci vorrà del tempo, ma quando questo verrà l’uso della metodologia non sarà avvelenato da tentativi forzati di usarla. Per ora mi accontento delle opportunità che mi si presentano, dei suoi racconti e di indirizzarlo a cercare di individuare la cosa che desidera. Alla sua scuola le classi sono miste. Per cui ci sono bambini di 6, 5 e 4 anni tutti nella stessa "casetta". Ai grandi spetta il compito di assistere i piccoli in alcune routine: lavarsi le mani, aiutarli durante i pasti e a rivestirsi dopo essere andati in bagno. Un giorno Alessandro ci dice che Emily, la sua piccola, lo fa arrabbiare perché non capisce che quando lui deve rivestirla NON deve tenere la pancia in fuori e che lui no riesce ad abbottonarle i pantaloni. L’ho invitato a pensare a una cosa che Emily potesse fare per aiutarlo a vestirla. Se non si vuole la pancia in fuori… Dopo poche sere Alessandro ci ha raccontato che ha detto ad Emily: "Il tag point è: pancia in dentro!"

 RINFORZI 

Non uso più molto il cibo come all’inizio, ma altri rinforzi primari. Ultimamente "paghiamo" con minuti extra di gioco, con speciali eventi familiari (per esempio visita da Burger King) o con la possibilità di guardare i cartoni animati alla TV. Alessandro deve ancora apprezzare l’ebbrezza del successo; per lui semplicemente riuscire non è ancora abbastanza rinforzante.

 IL MIO CONSIGLIO

Il primo consiglio è quello che ci viene dalla metodologia stessa del TAGteach: focalizzarci sempre su quello che desideriamo avvenga. Lo sforzo è quello di cercare di dare al bambino dei comportamenti che possa esibire e che noi possiamo rinforzare. Esiste sempre una soluzione anche quando una soluzione sembra non esistere. Il secondo consiglio è di pianificare con cura le situazioni d’apprendimento: che comportamenti desideriamo, come intendiamo rinforzarli, quali sono i segnali ai quali i bambini risponderanno con i comportamenti che abbiamo insegnato loro.

TAGteach e bambini

Fin da quando è nato ho cercato di crescere mio figlio secondo i principi del rinforzo positivo. Scoperto il Tagteach, ho cercato di applicarne la metodologia, con Alessandro, che adesso ha 3 anni. L'inizio non è stato molto semplice perchè ho dovuto faticare parecchio per cercare il rinforzo adatto all'epoca il bambino aveva 2 anni. Inoltre mio figlio cambia molto velocemente il suo focus: “giochiamo con le macchine” e intanto prende la pista con il treno, “coloriamo” e torna a giocare con le macchine. Così i miei primi tentativi non hanno portato grandi risultati proprio per la difficoltà di trovare un rinforzo sul quale Alessandro potesse mantenere l'attenzione per qualche minuto.. Poi, sono successe tre cose cose.
  • Primo ho incontrato questo video che mostra come tagliare le unghie dei piedi con il TAGteach.

  • Secondo: mio figlio ha scoperto il salame.
  • Terzo: a mio figlio piace guardare youtube: con treni ruspe e macchine di vario genere e grado.
 Cosi ho trovato da dove poter partire con la nostra “TAGexperience”. Guardando i video su youtube ho lasciato ad Alessandro la scelta. Io passo sopra l'elenco dei video e lui marca quando il mouse passa sopra il titolo del video che vuole vedere (che diventa blu). In questo modo ho ottenuto di evitare un continuo “questo!questo!questo!” e le impronte di dita sporche di banana sul monitor, ma, soprattutto, Ale ha capito che: "TAG = ok! È questo!" Il salame mi ha permesso di avere un rinforzo. Tagliato a piccolissimi pezzettini l'ho usato per rinforzare il tagliare le unghie. Le prime volte ho cercato di mantenere le sessioni cortissime (magari anche non tagliando tutte le unghie) e di seguirlo nelle sue scelte. Una volta ad esempio ha voluto giocare con la sua copertina coprendosi i piedi in modo che io potessi “cercarli”. Il tag point era diventato “piedi fuori”. Non ho tagliato le unghie ma Alessandro ha avuto una esperienza positiva associata al TAGteach. Alcune sere fa la mamma gli ha voluto tagliare un'unghia della mano che si era spezzata. Alessandro l'ha guardata e le ha detto “ci vuole click (il marker) e il salame”. Ed e' corso in cucina ad aprire il frigo. E' tornato con un salame sotto braccio e ci ha detto: “Ecco, sono pronto”. Dopo alcune sessioni, tagliare le unghie non è più stato un problema, adesso se le lascia tagliare senza nemmeno badare a quello che faccio. Altre cose che gli ho insegnato grazie al TAGteach? Farsi mettere la crema solare prima di scendere in spiaggia (cosa molto utile).
L’ultima sera in spiaggia, io e sua mamma stiamo leggendo, Ale sta giocando con le sue amate ruspe sulla sabbia. Ad un certo punto si alza va da sua mamma e le dice: “Mamma il TAG è: dita a punta così” (e le mima le dita che si muovono con i palmi rivolti verso il basso)… voleva correre da sua mamma e che lei gli facesse il solletico… Credo che in una settimana facciamo non più di due sessioni di TAGeach della durata di 3-4 minuti ciascuna. Inoltre cerco di usarlo in situazioni in cui so che Alessandro può riuscire, mantenendo le potenzialità positive del TAGteach. Non ho fretta: abbiamo una vita davanti.




martedì 6 gennaio 2015

Cos'è il TAGteach?


Gli insegnanti o gli allenatori, per venire incontro alle esigenze di ciascun studente, possono attingere alla loro esperienza personale, competenza, abilità tecnica e ad un'ampia gamma di altri strumenti. Il TAGteach™ è un potente, innovativo strumento che fonda le sue radici nelle leggi dell'apprendimento, ed ha il suo punto di forza nel dividere in piccoli segmenti il processo d'insegnamento e nell'uso dello shaping (modellamento), attraverso l'uso del rinforzo positivo. TAG è un'acronimo che sta per Teaching with Acoustical Guidance (Insegnamento audio assistito) e prevede l'uso di un segnale sonoro per indicare la risposta corretta. TAG fa riferimento un suono distintivo emesso per segnalare o “taggare” il momento esatto. Questo suono diventa una sorta di di segnale acustico “binario”, che viene velocemente elaborato dal cervello. Un TAG significa “Sì”, la sua assenza significa “prova di nuovo”. L'allievo, non deve più concentrarsi su una estenuante analisi verbale (di quello che gli sta dicendo l'insegnante) mentre sta tentando movimenti particolarmente complicati. L'immediatezza e la chiarezza della risposta (TAG) consente all'allievo di formarsi un'esatta immagine mentale del movimento o della posizione che gli viene richiesta. “Il TAG mi aiuta a crearmi un'immagine nel cervello, così posso trovare da solo la corretta posizione” (11 anni, studente di danza). I “tag points” sono singoli elementi di una azione o posizione desiderata (e richiesta). Gli allievi ricevono un TAG (il suono) quando i tag points vengono correttamente eseguiti. I tag points possono variare da insegnante ad insegnante e da studente a studente a secondo dello stile d'insegnamento, e dei bisogni degli studenti. Gli insegnanti preparano lo studente al successo, approntando tag points raggiungibili ed alzando i criteri in piccoli passi. Poiché i criteri per il successo sono il conseguimento dei tag points, e non l'intera, perfetta, esecuzione, gli studenti raggiungono molti piccoli successi; questo permette di ridurre la la frustrazione aumentando nel contempo la confidenza, la soddisfazione e la gioia per entrambi: insegnanti ed allievi. In ogni caso un unico tag point viene “lavorato” di volta in volta e lo studente non riceve correzioni per i suoi errori. Le correzioni verbali sono, di fatto, inutili ed impediscono il processo di apprendimento. L'allenatore è sollevato dall'incombenza di dover fare numerose correzioni e può lavorare con efficacia verso il risultato finale. Il preparare lo swing del golf può prevedere tag points per la presa, la posizione del corpo, il piazzamento dei piedi e posizione della mazza. I componenti dello swing possono essere tag points per le mani e per la posizione della mazza all'inizio e alla fine dello swing. Altri tag points possono essere per la posizione di braccia e gambe e per lo spostamento del peso durante l'esecuzione del colpo. Con un principiante solo una piccola serie di tag points vengono definiti ed eseguiti singolarmente. Con giocatori più avanzati, si può fare una valutazione della qualità del colpo e i tag points vengono inseriti per correggere piccole sbavature tecniche. Il TAGteach utilizza una specifica tecnica di enunciazione che presenta esattamente cosa l'insegnante/allenatore sta chiedendo allo studente, in un modo chiaro e positivo. Ricordate, Il TAG (il suono) dice allo studente cosa ha fatto di giusto. “Il tag point è: toccati l'orecchio”, nell'istante in cui lo studente tocca il suo orecchio, sente il TAG. Il feedback è assolutamente immediato. Frasi tipo "Ok, meglio la prossima volta" e "meglio, ma..." sono eliminate. Gli studenti corrono dai loro genitori gridando "ho avuto 37 TAGS. Ho fatto giusto 37 volte!!!". "Gli allenatori possono dirti cos'hai sbagliato, ma il TAG ti dice sempre quello che hai fatto giusto" (8 anni, ginnasta).

 RINFORZO POSITIVO E SISTEMI DI RICOMPENSA

 Forse la cosa più seducente del TAGteach è il potere del rinforzo. Se l'informazione fornita con il TAG è spesso sufficientemente rinforzante per un adulto, contare e ”collezionare” TAGs da scambiare con caramelle, gioco o perline (o qualsiasi altra cosa che “piace”), può aggiungere eccitazione negli studenti più giovani. Ragazzi delle superiori possono voler scambiare i loro TAGs con un “finire prima l'allenamento il venerdì sera”. L'idea alla base sta nel portare creatività e divertimento nel processo di apprendimento. Il TAGteach è interattivo! Con il TAGteach gli studenti acquisiscono molto di più che un semplice ruolo di “recettori” nella loro educazione. Diventano, piuttosto, una parte cruciale e creativa del processo: definendo e sviluppando criteri e progressioni, ideando sistemi di ricompensa, osservando e rinforzando i loro compagni. "Il TAGteach ma aiuta a capire un'esercizio; è come una lampadina che si accende nel mio cervello" (Campione di ginnastica a corpo libero).

 PEER TAGGING (TAGteach tra compagni)

 L'atto del "taggare" (tagging) da la possibilità di costruire una situazione nella quale gli atleti possono taggarsi a vicenda, permettendo all'allenatore di sviluppare un allenamento mentale e una strategia di gestione dei suoi atleti, completamente diffrente. Gli studenti imparano ad osservare le azioni corrette nei loro partners, mentre allo stesso tempo si rinforzano mentalmente gli stessi tag points. Gli studenti diventano immediatamente responsabili ed orgogliosi. C'è un ulteriore vantaggio nel Peer Tagging: mentre gli studenti sono impegnati tra di loro, l'insegnante è libero di dare attenzione mirata agli studenti che ne hanno più bisogno, senza arrestare il lavoro del resto del gruppo.
 “Ho allenato Calcio per 9 anni e non li ho mai visti applicare questa intensa attenzione, senza che io dovessi sbraitare o usare il fischietto” (Allenatore di Calcio, Canada).

lunedì 5 gennaio 2015

Autismo? Avete un bambino ansioso o con comportamenti distruttivi? Ecco cosa potete fare.

di Martha Gabler

Questo post fa parte di una serie progettata per aiutarvi a uscire di casa e godervi la vita assieme al vostro bambino. Se il bambino è ansioso ed esibisce comportamenti distruttivi, questi devono essere superati prima di passare a fare delle uscite fuori casa.

La preoccupazione di una madre

Recentemente,  una mamma mi ha confessato di essere preoccupata per la sua bambina di dodici anni la quale possiede scarse competenze e non verbalizza.
La bambina si agita e si arrabbia quando si trova in luoghi pubblici; lei urla e nasconde la testa quando si trova in tali situazioni. E’ anche anisosa.. La mamma mi ha chiesto alcuni suggerimenti per alleviare l'ansia della
bambina.

La scienza del comportamento ci  spiega perché questo sta accadendo


Facciamo un passo indietro. Dalle leggi della scienza del comportamento, sappiamo che il comportamento che viene rinforzato è un comportamento che si verificherà di nuovo. Per quanto difficile può essere credere a questa affermazione, la figlia viene maggiormente rinforzata da urlare e nascondere la testa, che dall’esibire un comportamento alternativo. Cosa sta sentendo che la rinforza per urlare? Noi non conosciamo la risposta a questa domanda, e ci vorrebbe un 'Analisi Funzionale del Comportamentoper scoprirlo, ma ....
Nel frattempo, la madre, o qualsiasi genitore, può intervenire con le seguenti fasi: (1) Raccogliere dati (2) Osservare la figlia per vedere che tipo di comportamenti funzionali già possiede, e (3) preparare un piano di rafforzamento per rinforzare gli opportuni comportamenti alternativi.

1. Raccogliete dati

Prendete appunti e contate quante volte al giorno si verificano questi comportamenti e per quanto tempo durano. Utilizzate un grafico Antecedente / Comportamento / Consequenza (ABC = Antecedent, Behavior. Consequence); versioni gratuite d iquesti grafici sono ampiamente disponibili su Internet. In questo grafico, prendete nota dei seguenti fatti: data e ora del comportamento, la descrizione del comportamento (la lettera B Behavior) e per quanto tempo è durato, la descrizione di ciò che è accaduto immediatamente prima del comportamento (la A, Antecedente), e una descrizione di quello che è successo subito dopo il comportamento (la C, Conseguenza). Ricordate, la conseguenza determina il corso futuro di un comportamento. Se un comportamento si sta aggravando, quello che sta accadendo dopo il comportamento ne è la causa.

2. Osservate il bambino per vedere che tipo di comportamenti funzionali ha già

La bambina possiede già alcuni comportamenti funzionali, così cercate di scoprire quali sono. Fate una lista! Potrebbe essere in grado di Sedere Tranquilla, Aspettare Tranquilla, Stare Bene in Macchina e così via. Guardate i suoi comportamenti funzionali, e descriveteli in dettaglio. Può darsi che lei non stia ricevendo molto rinforzamento per quei comportamenti funzionali, quindi questo sarebbe un punto da dove iniziare a rinforzare.

3. Impostare un piano di rafforzamento per rinforzare  comportamenti alternativi appropriati

Ora avete un'idea di dove, quando e per quanto tempo i comportamenti distruttivi si verificano, e una lista di comportamenti funzionali che vostra figlia esegue già. Il passo successivo è quello di impostare un piano per fornire un sacco di rinforzo per quei comportamenti funzionali. Ad esempio, ogni volta che la bambina esegue comportamenti funzionali come Sedere Tranquilla, tenere la Testa Alta, Calma la Bocca o emette suoni/parole appropriati, rinforzatela per quei comportamenti. Fate ogni sforzo per non rinforzarla(niente attenzione o moine) per urlare; invece, distogliete lo sguardo fino a quando esibisce una frazione di secondo di Bocca Tranquilla, di Suono/Parola Appropriata o Testa Alta, quindi rinforzate immediatamente tali comportamenti appropriati.
Raccomando ai genitori di bambini autistici di prendere in considerazione il TAGteach (Insegnamento Audio Assistito) come un ottimo modo per marcare e rinforzare il comportamento. (Vedi I link alla fine dell'articolo per ulteriori informazioni). Prendi un marker (un dispositivo tipo il clicke) e alcune cose che il bambino ama davvero. Ogni volta che la vostra bambina fa uno dei comportamenti approriati, tag (click) e consegnatele un dolcetto o un token (per un approfondimento della tokeneconomy).
ansia
Infine, parliamo di ansia. I bambini autistci spesso sperimentano ansia. Mio figlio ha una forma grave di autismo ed è non verbale. Quello che ho imparato da mio figlio è che, per lui, ci sono due cose cui far attenzione: i livelli di rinforzo e livelli di richiesta. Devo essere molto attenta a fare in modo che le richieste che faccio siano cose che è in grado di fare. Devo anche essere molto attenta a dargli un sacco di rinforzo per eseguire queste richieste.
Con vostra figlia, può essere che gli ambienti descritti (negozio, ristorante, stazione di servizio) abbiano troppi input sensoriali per lei. Ad esempio, può essere in grado di gestirli per due minuti, ma non per tre minuti, e che, dopo tre minuti, inizi a dare segni d’insofferenza. Questi problemi sono cose che i genitori possono individuare rapidamente e capire, una volta che sanno che cosa cercare. Se questo è il caso, allora si potrebbe considerare di portarla in questi ambienti per brevi periodi di tempo, darle un sacco di rinforzo, e gradualmente aumentare la quantità di tempo in cui è in grado di tollerarli.
controllare quel fatidico equilibrio tra rinforzo e domanda
Assicuratevi che vostra figlia stia sperimentando più rinforzo rispetto alla domanda. C'è un post sul mio blog su questo argomento. Mio figlio vuole essere felice e godersi la vita, ed avere la sua famiglia felice. Quando tengo alto il tasso di rinforzo e controllo le richieste, sono in grado di ottenere questo.
In questa grafica, tutto è in equilibrio anche con una palla (la palla del rinforzo) più grande rispetto all’altra (la palla domanda). Quindi, mantenete il rinforzo alto e bassa la domanda!

Che cosa è TAGteach?

TAGteach sta per Teaching with Acoustical Guidance (Insegnamento Audio Assistito). TAGteach è Applied Behavior Analysis (ABA Analisi Applicata del Comportamento).
un metodo di insegnamento e comunicazione basato sui principi scientifici della
Il TAGteach permette di rinforzare un comportamento in modo estremamente preciso,utilizzando un segnale acustico a "marcare" il comportamento, nel preciso momento che il bambino compie il comportamento! Il segnale acustico è un suono breve, acuto fatta da un dispositivo portatile (il "Marker"). Quando il bambino compie l'azione corretta, il genitore / insegnante preme immediatamente il pulsante sul marker e consegna un premio (delle caramelle, un dolcetto, un token, la lode, il riconoscimento sociale, o denaro) come rinforzo.
Con TAGteach, è facile rinforzare i comportamenti precisamente e velocemente. L'immediato feedback accurato ha come risultato il rinforzo positivo dell'azione corretta del bambino che la esibirà più spesso, e per periodi di tempo più lunghi. Con un feedback immediato e percorsi di apprendimento suddivisi in piccoli passi, i bambini possono imparare molte nuove abilità con il TAGteach - al proprio ritmo.

Per ulteriori informazioni:
www.tagteachitalia.com
www.tagteach.com
www.atismchaostocalm.com

Vedi il libro di Martha sul TAGteach per l'autismo: